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La creatività lo sa bene, da sempre. Quello che ci guida è il processo.

È lì che concentriamo tutte le nostre forze. È un flusso continuo, di cui ci fidiamo senza controllo.

È un patto con noi stessi. Non sappiamo dove può portarci ma lo accettiamo lo stesso, senza aspettative. La meta non importa, in qualche modo arriviamo sempre da qualche parte.

Dall’altra abbiamo poi gli obiettivi, i numeri, i dati. È lì che la situazione cambia completamente.

Si può mettere tutto nelle mani del processo? Ci crediamo davvero quanto diciamo, anche se spesso ci insegnano il contrario?

Ricette, guide e tutorial

La promessa è stata per tanto tempo la stessa: segui la ricetta, in ogni passaggio, e otterrai il risultato finale. Se funziona allora ne è valsa la pena, altrimenti no.

Poi si è ribaltato tutto. Ora abbiamo le AI a cui diamo un comando per avere un risultato. Immediato, quanto inaccurato. E il processo scompare quasi completamente, a favore di un risultato veloce, anche se impersonale.

Puoi dialogarci, fare brainstorming, ma quello non sarebbe comunque un processo vero e proprio, o almeno non come la creatività lo intende.

C’è processo dove c’è spazio, ascolto. Non dove c’è comando, fretta o aspettativa.

Il processo quindi, sia nell’era delle formule pronte che oggi, continua a essere tagliato fuori, a vantaggio del risultato. Il focus torna di nuovo lì, ma a noi continua a piacere il flusso o quel poco che ne rimane.

Obiettivi o risultati

Gli obiettivi non sono delle grandi mete finali, sono piuttosto delle micro-tappe, sparse lungo tutto il percorso.

Il nostro impegno è continuo, in ogni step del processo. Ogni micro-obiettivo può portarci a un micro-risultato.

La meta finale, in quest’ottica, non ha più tanto valore da sola, quasi scompare.

Diventa soltanto la somma di ogni singola tappa e il suo valore dipende dal modo in cui noi riusciamo a raggiungere e attraversare ciascuna.

La scelta non è quindi tra processo e obiettivi ma tra punti diversi in cui collochiamo ogni singolo obiettivo. 

La pratica, tra talento e abilità

Se dovessi scegliere tra talento e abilità, quale sceglieresti?

La prima arriva come un dono, dalla nascita. La seconda invece si deve conquistare, quasi sempre con dei sacrifici.

Il talento ci piace, forse perché ci ricorda un po’ un’etichetta, un riconoscimento esterno che ci fa stare più sereni. ‘’È mio perché ce l’ho dalla nascita e gli altri me lo riconoscono’’.

L’abilità invece è diversa, anche se riusciamo ad acquisirla, ci può far sentire inadeguati. Chi osa davvero definirsi abile ma anche chi osa definirsi talentuoso oggi, mi chiedo.

Tra social, AI, algoritmi, cambiamenti digitali e performance continue, come biasimare chi oscilla tra sindrome dell’impostore e fomo, è il rovescio della medaglia creativa.

Cosa ci può salvare, che il nostro sia talento o abilità? La pratica.

È la chiave della creatività. È la linfa con cui cresce, migliora e si coltiva nel tempo.

Anche la strategia digitale segue la stessa logica, non è mai un processo lineare. Non esistono tappe o azioni sempre uguali, da seguire ciecamente. Ecco perché nessuna strategia si può emulare o replicare.

La strategia che funziona davvero è quella di chi prova, impara e cambia direzione, se serve.

Continuiamo a credere nel processo, è da quello che dipende tutto, non dal risultato finale.

A presto,

Claudia

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