Tempo di lettura: 4 minuti

La creatività è una dinamica sempre più complessa e, ancora oggi, tanti di noi continuano a farsi delle domande su cosa sia davvero.
Siamo creativi quando creiamo, quando diamo forma alla res, come cosa che diventa tangibile, non sempre nella forma fisica, spesso in quella dell’ingegno.
C’è dell’originalità di mezzo quindi, per creare qualcosa che prima di noi non esisteva, o almeno non in quella formula precisa.
Ma cosa succede davvero durante i nostri processi, come facciamo ad arrivare a quella forma?
Sono tante le teorie che, negli anni, hanno trovato dei punti chiave e tracciato delle coordinate nell’esperienza creativa e intuitiva. È come se ci fossero degli elementi ricorrenti nel processo, come se avesse una sua logica.
Segue uno schema prevedibile insomma, ogni volta che abbiamo un’illuminazione, sino ad arrivare all’idea vera e propria.
L’aspetto più interessante di questa visione è che possiamo imparare e ripetere questo schema, per rendere le nostre intuizioni sempre più frequenti, e di conseguenza far crescere la nostra creatività.
Erano gli anni ’20, quando qualcuno ha iniziato a parlare di paradigmi della creatività.
Wallas fu uno di questi, aveva individuato nel processo creativo quattro tappe ricorrenti: preparazione, incubazione, illuminazione e dimostrazione.
Non era ancora tempo di computer ma chi, dopo di lui, ha ripreso in mano quel tema, ha riscontrato un’analogia con le fasi di input, elaborazione di dati, output e verifica, come nei primi calcolatori.
Era già risaputo come la mente umana, soprattutto nell’inconscio e nel subconscio, sia decisamente più variegata delle macchine, ma quello era pur sempre un primo schema interessante, per capire che il processo creativo ha, effettivamente, delle sue coordinate.
Sono passati 100 anni da quelle prime teorie e la situazione, oggi, è ancora più interessante.
Lo spettro della creatività
Le capacità creative di cui sentiamo più spesso parlare sono soltanto una minima parte di tutte quelle che, in realtà, la creatività comprende. E spesso, anche quelle che utilizziamo più di frequente sono soltanto alcune di queste.
Siamo soliti stare nel mezzo, tralasciando le estremità.
Stiamo nella zona delle intuizioni, delle idee, della forma, a prescindere dall’intento, più o meno artistico, e dal grado di problem solving, più quotidiano o più trasformativo.
Ma la creatività è un continuum dinamico che abbraccia tutta una serie di percezioni, pensieri, emozioni, scelte, abitudini, azioni.
La utilizziamo in maniera diversa, più divergente, più laterale o più produttiva ma è pur sempre una componente innata in tutti noi, a prescindere dall’uso che ne facciamo.
Ma arriviamo al dunque.

Scopri Diario Creativo
Una pratica guidata per sbloccare la creatività, riattivare l’intuizione e trasformarla in nuovi obiettivi di business
Lo schema segreto
Cosa hanno scoperto queste teorie, diverse fra loro, in cento anni di storia, dai tempi dei primi paradigmi sino a oggi?
La creatività non è un dono per pochi o un potere mistico ma un processo strutturato e allenabile.
Segue delle fasi ben precise. Conoscerle e ripeterle ci aiuta a diventare sempre più efficienti nel nostro intuire e dare il via a idee e illuminazioni creative.
Quali sono queste fasi?
Fase 1: diamo un comando al nostro centro creativo, spesso perché abbiamo un problema o una necessità.
Fase 2: c’è un momento di frizione, di distacco, ma inconscio e subconscio, nel mentre, stanno lavorando per risolvere il nostro problema.
Fase 3: arriva l’intuizione, spesso nei momenti in cui la razionalità abbassa la guardia, e il subconscio può emergere per darci la risposta. Prima di addormentarci, nei sogni, durante la doccia o in una passeggiata all’aria aperta. Succede qualcosa, lì dove pensavamo di aver archiviato la nostra richiesta.
Fase 4: l’intuizione diventa idea vera e propria, iniziamo a darle una forma per validarla. Questo è spesso il frutto della nostra creatività e anche la fine del processo.
Ora, capite queste fasi, cosa possiamo fare? Potenziarle, lì dove sappiamo che sono in transito, con delle azioni come queste.
Azione 1: diamo un input ben preciso al nostro centro creativo, e diamolo nel linguaggio dell’inconscio, attraverso simboli e immagini. Iniziamo a visualizzarlo, sarà come sentirci già lì.
Azione 2: la fase di distacco è centrale. Qui va ridotta la frizione e forzata l’incubazione dell’idea.
Stacchiamo bruscamente la spina, lì dove vorremmo accanirci nel trovare una soluzione. Più è brusco il distacco, più l’inconscio si sentirà libero di lavorarci in autonomia. In questa fase, dedichiamoci ad altro, distendiamo la nostra parte più razionale.
Azione 3: arriva il momento dell’illuminazione, l’intuizione, non lasciamola scappare, diamole subito una forma. Che sia un sogno, una percezione, disegniamola o scriviamola subito su carta. Sarà un modo per materializzarla e attivare nuove connessioni che la mente, da sola, non potrebbe fare.
Azione 4: ultima tappa, validiamola, senza grosse aspettative ma accogliendo ogni intuizione, senza pretese sui risultati. Nella maggior parte dei casi, infatti, non saranno idee trasformative ma parte di una catena più grande di processi, e per questo degne dello stesso riconoscimento. Dalle intuizioni più piccole dipendono anche le più grandi.
Ora, perché parliamo di potenziare la creatività, in questo spazio dedicato alla strategia?
Perché è la creatività a mandare avanti la strategia, non il contrario. Coltivarla e allenarla è la chiave per far funzionare tutti i nostri piani, anche nel digitale.
A presto,
Claudia

Sono consulente e formatrice di comunicazione e marketing digitale. Cosa possiamo fare insieme? Conosciamoci per dare una nuova direzione alla strategia del tuo business.