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Siamo entrati in un’era digitale diversa. Dopo anni di sovrapproduzione di contenuti, corsa contro gli algoritmi, estetiche patinate, abbiamo iniziato a tagliare, snellire e alleggerirci.
Abbiamo iniziato a fare meno ma meglio, e più di qualità, dove qualità non è più soltanto apparenza ma anche sostanza e in modo più profondo.
Tornano i formati lunghi, gli argomenti si fanno più di spessore e gli obiettivi sempre più di connessione e meno d’intrattenimento.
In questo panorama, tornano anche delle vecchie, ma sempre più attuali, domande riguardo l’impatto del nostro comunicare nel digitale.
Quanta sono consapevoli le nostre strategie? Quanto sono sostenibili nel tempo i nostri canali?
A misura di creatività
Strategia digitale e creatività non sempre parlano la stessa lingua.
La pianificazione, i formati e le frequenze, devono adattarsi ai tempi della creatività e non il contrario.
La consapevolezza parte da questo semplice compromesso.
Se il digitale, da strumento che aiuta la creatività, diventa un limite e un compito difficile da gestire, allora non è una strategia, è soltanto una gabbia di regole.
La sostenibilità nel tempo è una conseguenza di questa scelta consapevole.
Ogni canale, ogni strategia, ogni contenuto richiede consapevolezza, per poter guardare lontano e preservare la creatività, come motore dei nostri progetti.

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La misura della costanza
Sei visibile se sei presente, altrimenti sparisci nel nulla. Ma in quale misura, con quale frequenza? La costanza di ieri, oggi ha un peso completamente diverso.
Non spariamo dalla mente delle persone, se diminuiamo i contenuti. Mentre potremmo sparire del tutto, pur popolando i canali, ma con contenuti di basso valore.
Il peso e la misura della costanza stanno nella qualità di quello che comunichiamo.
Non è il numero o la mole di contenuti che ci fa stare in cima ai pensieri di chi ci ascolta ma l’efficacia di quello che diciamo, in relazione a ciò che il pubblico si aspetta.
Se un contenuto non aggiunge valore, non costruisce la fiducia che porta alla scelta, allora non importa che sia in prima fila per gli algoritmi, non lo sarà negli interessi delle persone.
È lì che vogliamo arrivare, in cima alla lista del nostro pubblico, non in quella delle piattaforme che ci ospitano.
Asset ed ecosistemi
I social restano un’opportunità incredibile ma sono sempre più vetrine e sempre meno unità singole.
Qualcosa sta tornando come tanti anni fa. La comunicazione e il marketing stanno guardando nuovamente fuori, a chance diverse, anche fuori dai social.
Le strategie si diversificano, i canali si collegano fra loro. Riesce ad avere la meglio chi ha costruito un ecosistema, e degli asset proprietari, non solo strumenti in prestito.
In quest’ottica i social sono sempre più un ponte, che fa il primo lavoro, la calamita, il primo spazio da cui poi spostiamo tutto, verso altri posti in cui siamo più interessati a convogliare le nostre forze.
La visione ci può salvare
Il cambio di paradigma che stiamo affrontando, ci sta portando dalla performance al dialogo, dai numeri grossi ai dati più piccoli, più interni, ma più significativi.
Comunicare nel digitale ritorna ad avere delle responsabilità, verso di noi, la nostra creatività, le nostre energie e gli obiettivi che guardano anche a lungo termine.
Quanto tempo, energia e impegno chiediamo a noi stessi e agli altri?
È lì che misuriamo la nostra sostenibilità, non soltanto nel budget che pensiamo di dover investire in advertising.
La rilevanza allora diventa quella di una comunicazione che arriva dove può arrivare, non dove vuole arrivare, ad ogni costo.
A presto,
Claudia

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