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Una domanda che torna sempre, quasi ciclicamente. Semplice quanto complessa, sotto ogni aspetto. Semantico, culturale, sociale.
Eppure, chi lavora con l’arte e la creatività, ogni tanto se lo chiede ancora, come se il confine sia sempre meno netto.
È soltanto una questione di scelta personale, di identità o di posizionamento?
Per pochi? Il mito dell’etichetta
Gli artisti sono tutti creativi ma i creativi non sono tutti artisti. E fin qui, ci siamo.
Ma come arriviamo a essere l’uno o l’altro? Lo decidiamo noi, per noi stessi? Oppure arriva una decisione dall’alto, a sancirlo?
Artista ci può intimorire, come se non fosse per tutti. Devi eccellere in qualche aspetto? È un merito che acquisisci per talento, per fama o per trascorso?
E allora no, potremmo non essere all’altezza. Creativo è più generico, ci fa stare più sereni, ci sentiamo più adatti. E poi è più attuale, più adatto al mercato, più trasversale.
Ma facciamo un passo indietro, vocabolario alla mano.
creativo (fonte treccani.it, consultata il 24.01.2026)
agg. e s. m. [der. di creare]. – 1. agg. Relativo al creare e alla creazione: l’atto c.; relativo alla realizzazione artistica, alla capacità di creare opere d’arte e d’ingegno [..].
artista (sempre da treccani.it, consultata il 24.01.2026)
s. m. e f. [dal lat. mediev. artista «maestro d’arte»] (pl. m. -i). – 1. Chi esercita una delle belle arti (spec. le arti figurative, o anche la musica e la poesia): gli a. del Rinascimento; gli a. della scuola romana. [..] Il termine implica spesso un giudizio di valore ed è allora attribuito a chi nell’arte professata ha raggiunto l’eccellenza [..].
Se leggo questo, allora sì, dentro artista c’è ancora il peso medievale dell’eccellenza. Devi avere un talento davvero riconosciuto, da fuori.
Ma se torno su creativo, ritrovo anche lì le opere d’arte e la realizzazione artistica.
Il confine, tra identità e strategia
Abbiamo letto come la distinzione tra artista e creativo sia ancora sfumata. Forse per questo continuiamo a chiederci se ci sia una vera differenza.
È diventata una scelta a metà tra il personale e le necessità del mercato.
Nel mezzo, non ci sono soltanto timori o etichette ma anche obiettivi, posizionamento e strategia.
Forse è una decisione sempre meno di cuore e sempre più di testa. Scegliamo quello che ci rappresenta di più ma anche quello che può funzionare meglio.
La visione, prima delle etichette
Artista porta con sé un bagaglio storico, fatto di eccellenza e di aspettative, come se serva ancora una legittimazione esterna.
Creativo è più aperto, più attuale, più inclusivo. Meno vincolante e spesso più accettato.
Come decidere quindi, tra identità e strategia?
Lo spartiacque, come per tante altre scelte, sta nella visione. Chi siamo non dovrebbe essere una gabbia ma uno spazio fluido. La consapevolezza e l’immaginario, vengono prima di ogni strategia.
E poi, come dice Seth Godin nel suo libro ‘’La pratica’’ del 2021, siamo artisti nel momento stesso in cui dichiariamo di esserlo.
Siamo predisposti dalla nascita a creare arte, anche se spesso ci fanno credere di non essere abbastanza all’altezza, e finiamo per non confidare poi così tanto in noi stessi per farlo.
Tu come ti senti, più artista o più creativo?
A te la scelta.
A presto,
Claudia

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