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Il culto delle dee, soprattutto di quella madre, legata alla natura, è radicato da sempre nei millenni. 

I ritrovamenti archeologici su questo tema, rinvenuti in diverse zone del mondo, risalgono sin dai tempi del Paleolitico e del Mesolitico.

Dalla Venere prenuragica in Italia a quella austriaca e francese, la Dea giapponese, la Dea Madre in Egitto e così via.

Simbolo di fertilità, di nascita ma anche di fine e ripartenza del ciclo, la dea madre è probabilmente la più antica concezione di divinità al femminile.

Quello della dea madre è anche un archetipo che per tanti è ancora fortemente radicato in noi e nell’inconscio collettivo. Secondo Jung è un archetipo con una forza doppia, tanto generosa nel dare quanto cruda nel togliere.

Il culto della divinità femminile oggi non è tramontato ma si è trasformato nelle diverse sfumature che ogni credenza, rito e religione ha plasmato e voluto declinare.

Al contempo, questi culti e gli archetipi a essi collegati, prescindono dalle correnti a cui vengono spesso associati, non necessariamente neopagane o con rimando esoterico.

Da una a molte

Dal concetto di divinità al femminile unica, negli anni i culti si sono diversificati, assumendo significati sempre diversi.

Dalla dea madre si è passati alla concezione di triplicità, intesa come giovane, adulta e matura, spesso associate anche alle fasi lunari di crescente, piena e luna calante.

Così le dee sono diventate tante e diverse fra loro, non soltanto a seconda della cultura e della geolocalizzazione ma anche a seconda del rimando ai simboli, ai valori e ai significati che ognuna ha iniziato a racchiudere in sé.

Da Astarte e Inanna per i Fenici, a Iside, Hathor e Sekhmet per gli antichi Egizi, Menrva per gli Etruschi, simile alla Minerva dei Romani e ad Atena per i Greci.

Poi Afrodite o Venere, Artemide o Diana, Era o Giunone, ma anche Freya per la mitologia norrena.

Pachamama per gli Inca, Parvati e Saraswati per gli Indù, Amaterasu in Giappone, sino a Oshún in Africa.

Quelle che vediamo qui insieme, con i loro simboli e significati, sono tra le più celebri e rappresentative, per le qualità che, ancora oggi, vengono loro attribuite.

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Afrodite per i Greci, Venere per i Romani

Racchiude i significati della bellezza, dell’amore, del fascino e della fertilità.

Nata dal mare, il suo simbolo è la conchiglia, le sue pietre il cristallo di sale e la perla, i suoi animali il cigno e il delfino. Gli aromi e le piante che la ricordano sono la rosa e il mirto, in segno di amore e di buon auspicio.

È un archetipo ambivalente, come una forza primordiale che può creare e distruggere insieme, l’impeto del mare come energia fertile e vitale ma anche corrosiva e spesso incontrollabile.

Il suo fascino è travolgente per gli altri ma anche consapevole di sé.

Artemide per i Greci, Diana per i Romani

Simbolo di autonomia e di forza selvaggia, è la regina dei boschi e della notte.

È una divinità collegata alla luna, al coraggio, spesso avvicinata a un modello di donna emancipata, più dedita all’amicizia tra donne che a relazioni con gli uomini.

La caccia, la natura, le essenze del bosco, il pino, il muschio, la pietra di luna, sono alcuni dei suoi elementi.

È una giovane donna, sorella, amica, sempre proiettata al futuro.

Spesso raffigurata con arco e frecce, è un archetipo che incoraggia l’indipendenza e il credere nei propri valori, anche a costo di difenderli con la forza.

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Atena, Minerva

La strategia, la saggezza, il pensiero agile, ma anche le abilità artistiche e creative, sono i suoi punti di forza.

Gli aromi che la ricordano sono la lavanda, la menta, le essenze profonde ma con una nota fresca. 

L’opale è la pietra che più le assomiglia, per la sua capacità di equilibrare e ispirare insieme.

È un archetipo pratico e concreto, organizzato, è il saper fare delle mani e della mente. Segue una direzione, ma sempre in modo etico e flessibile.

Chi lavora con questo modello, trova ispirazione creativa ma anche concretezza, ordine e strategia.

Demetra, Cerere

Dea del raccolto, della fertilità, porta con sé il calore del sole, del grano, della luna piena.

È un archetipo calmo ma deciso, maturo, che sa accogliere e consolare.

L’animale spesso associato a questa divinità è l’ape per il suo essere abile, operosa ma anche simbolicamente legata al bene e alla dolcezza.

Gli aromi che la ricordano sono caldi e intensi, come quelli del grano, uno dei suoi simboli principali.

Chi adotta questo modello, per seguire una narrazione simile oppure per trarre ispirazione, trova spazio per valori importanti, come il bene, l’amore e l’abbondanza.

Gli archetipi oggi

I modelli che abbiamo visto insieme, associati alle divinità femminili, così come altri archetipi, possono essere degli strumenti utili in più campi, ancora oggi.

Vengono utilizzati per fare chiarezza su comportamenti, inclinazioni, sfumature caratteriali, sia personali che professionali. A volte si utilizzano per inquadrare le caratteristiche già presenti, altre volte per compensarne di mancanti.

Il branding, il marketing e la comunicazione li mettono spesso al servizio di immagini e identità di brand, aziende e professionisti.

Nel campo olistico, della crescita personale o della mindfulness, diventano invece ispirazione per lavorare e migliorare qualità e obiettivi personali.

Quello che è cambiato negli anni, a prescindere dal settore, è l’utilizzo che si fa di questi modelli, sempre più variegato.

Da unità singole che possono vincolare le narrazioni, sono diventati infatti, dei tasselli che si mischiano e si collegano fra loro, in una varietà di schemi che oggi, si avvicinano di più alla varietà dei nostri interessi.

A presto,

Claudia

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